via Boscovich 14, Milano
20145
Italia
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Differenti individui appartenenti ad almeno 18 specie di mammiferi, hanno un home-range che comprende in maniera totale o parziale l'area di Carvignone. Cervi, caprioli, volpi, tassi, martore, faine, pipistrelli, micro-roditori, scoiattoli ecc frequentano in modo costante o stagionale i boschi compresi sul versante che da Berzo-Demo (sulla sinistra orografica del fiume Oglio) salgono sino al piano di Musna e oltre verso il Pizz Olda (2511 mt ndr). Carvignone si trova indicativamente al centro di questo versante a circa 1000 mt di altitudine ed compreso fra la gola del rio dei Valzelli e la valle del Coppo. In questa zona del Parco Adamello la fauna è però particolarmente elusiva e diffidente. La presenza delle specie selvatiche viene rilevata attraverso un monitoraggio costante effettuato con telecamere e video-trappole di alcuni passaggi e dell'area circostante l'Osservatorio. Gli interventi previsti dal progetto mirano alla realizzazione di misure che possano favorire spontaneamente un "avvicinamento" di alcuni mammiferi e renderli, per quanto possibile, osservabili (anche indirettamente) e fotografabili. Proprio a tal fine, d'intesa con il Parco dell'Adamello e il Comune di Cevo sin dall'inizio del progetto il primo passo è stato quello di ampliare la Zona di Rifugio e Ambientamento già esistente chiedendo la disponibilità del mondo venatorio locale. L'Associazione dei cacciatori di Cevo non solo ha accolto questa richiesta ma ha esteso ulteriormente verso l'alto la ZRA di divieto. Ci vorrà un po' di tempo perché la fauna possa percepire tale mutata situazione. L'atavica e più che giustificata paura degli animali nei confronti dell'uomo suggerisce che la fruizione del sentiero natura ma ancor di più dell'osservatorio sia regolamentata poiché è proprio la nostra presenza il motivo per cui le specie selvatiche si nascondono alla nostra vista. Il nostro odore, il nostro rumore e il nostro abbigliamento non sempre consono all'ambiente circostante, fa sì che i mammiferi si accorgano di noi ancor prima che noi ci si renda conto della loro presenza. I nostri amatissimi cani sono poi un altro grave motivo di allarme e disturbo per caprioli, cervi e volpi che vedono nel miglior amico dell'uomo un "predatore" senza limiti e modalità. Al contrario dei lupi che cercano di passare "inosservati" alle loro prede per poterle sorprendere e rendere la caccia più efficace, i cani domestici, per loro natura, fanno l'esatto contrario e non a caso sono usati da millenni per la caccia. Questo è il motivo per cui è vietato l'accesso con cani di qualsiasi taglia e razza. Le piccole limitazioni che chiediamo ai fruitori di Carvignone sono funzionali solo a rendere più interessante e coinvolgente la sua visita.
Questo tavolo interattivo definito “tavolo delle impronte” vuole introdurci alla conoscenza delle altre specie di mammiferi che con noi condividono il territorio. Quale è il primo indizio che ci fa percepire la presenza dei mammiferi selvatici? Sono le impronte, il segno di presenza più diretto e inequivocabile. Poiché ogni specie lascia un’orma specifica per dimensione, forma e disegno, con l’ausilio di un QR CODE, possiamo andare a scoprire (attraverso delle schede scaricabili) le complessa biologia delle otto specie rappresentate.








I mammiferi terrestri possono essere suddivisi in tre grandi gruppi in base alle caratteristiche strutturali degli arti ed alle modalità di deambulazione:
1) PLANTIGRADI
2) DIGITIGRADI
3) UNGULIGRADI
PLANTIGRADI
I plantigradi sono gli animali che nel muoversi usano tutta la superfice dell’intero piede (plantare). Un esempio siamo noi umani che per camminare appoggiamo sul suolo tutta la superfice del piede: dalle ultime falangi delle dita al tallone. Fra gli animali che appartengono alla fauna delle nostre montagne due plantigradi sono l’orso e il tasso.
Plantigradi o semi plantigradi sono anche tutti i roditori, come lo scoiattolo o gli insettivori come il riccio o il toporagno.
I plantigradi sono animali “lenti”, onnivori e quindi non sono specificamente prede o predatori.
DIGITIGRADI
I digitigradi sono gli animali che camminano appoggiando sul suolo solo la superfice delle dita. Per questi animali tale adattamento è frutto della necessità evolutiva di doversi muovere velocemente. Sono infatti generalmente carnivori e quindi predatori. E’ facilmente intuibile che appoggiare l’intera superfice plantare non era funzionale a farli correre velocemente. Quali sono gli animali digitigradi? Tutte le specie appartenenti alla famiglia dei canidi e dei felidi. Fra le specie dei nostri boschi possiamo citare: il lupo e la volpe entrambe appartenenti alla famiglia dei Canidi. Una piccola parentesi va aperta invece per i Mustelidi quali ad esempio la faina, la martora, la donnola e l'ermellino (ad esclusione del Tasso), che usano in modo differenziato la deambulazione, possono, cioè, usare le “zampe” sia come fanno i plantigradi (soprattutto le zampe posteriori) che come fanno i digitigradi (soprattutto le zampe anteriori).
UNGULIGRADI
Gli unguligradi sono invece un gruppo di animali che nel corso della loro evoluzione, essendo quasi esclusivamente erbivori ruminanti e quindi potenziali prede, hanno dovuto sviluppare un “piede” costituito da sole unghie e trasformato in zoccolo. Ciò gli consente di spostarsi con grande velocità e agilità avendo nella fuga l’unica arma di difesa nei confronti dei predatori. Alle nostre latitudini fanno parte degli unguligradi (o ungulati) il cervo, il capriolo, il camoscio, lo stambecco (ruminanti = poligastrici) e il cinghiale (non ruminante = monogastrico). La zampa di questi animali è uno zoccolo costituito dalle unghie del terzo e quarto dito estremamente inspessite e indurite che sono l’ultima parte dell’arto a toccare il suolo. A loro volta gli unguligradi si dividono in altri due ORDINI: quello degli artiodattili (recentemente rinominato cetoartiodattila a causa di un osso in comune con i cetacei!) a unghie pari (terzo e quarto dito) e quello dei perissodattili a unghie dispari (solo terzo dito) che alle nostre latitudini non ha rappresentati nel mondo delle specie selvatiche. (ad esclusione del cavallo e dell’asino che sono però razze domestiche).




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